Passa ai contenuti principali

Quando a vincere sono i no!

Anche i tedeschi amano i grandi eventi e di solito riescono ad organizzarli bene e senza finire travolti dai debiti ....
Così è nata la candidatura di Monaco di Baviera, Garmish Partenkirchen e Berchtesgaden per le Olimpiadi invernali del 2022.
Alla politica entusiasta per il "grande "evento  si sono opposti quelli del movimento "NOlympia". E così si è deciso di fare un referendum sulla candidatura alle Olimpiadi 2022. 
Ma per prudenza l'esercizio di democrazia non è stato fatto nelle sole zone montane, ma anche a Monaco di Baviera. E quando a novembre 2013 si è tenuto il referendum, hanno vinto i no alle Olimpiadi invernali. E non solo   a Garmish Partenkirchen e Berchtesgaden, ma anche a Monaco di Baviera.

E poi cosa è successo?  La "politica" si è messa a strillare che "avevano vinto quelli che non amavano lo sport."
Ma i "NOlympia" hanno semplicemente spiegato che "Il voto non è un segnale contro lo sport, ma contro la non trasparenza e l’avidità per il profitto del CIO” e che Ogni candidatura olimpica in Germania sarà fuori discussione finché le cose non cambieranno. Non sono i luoghi che devono adattarsi al CIO ma il contrario.
Per chi vuole capire, non mi sembra che ci sia molto da aggiungere.
In Italia questa storia non ha avuto molto peso sui giornali, neppure in epoca di "Expo 2015". 
Eppure i precedenti di "grandi opere" dai costi indecifrabili e dai risultati catastrofici sono più che numerosi.
Qualcuno proverà a spiegarci ancora che le "grandi opere" sono il progresso. In realtà, la crisi economica ed ambientale, rende di mese in mese sempre più evidente che i "NO!" sono la risposta ad una politica che non ha progetti, ma porta avanti solo gli interessi economici di piccoli gruppi. E che chi dice "No!" ha una visione semplice e positiva del nostro futuro.
E se dobbiamo sentirci dire che siamo solo "antipolitica", pazienza, vorrà dire che dovremo fare a meno di loro.
Carlo
P.S.:  e questa storia ci insegna anche che se solo proviamo a guardare oltre le Alpi, scopriamo che anche la perfida Germania, è un pochino più complicata (e più interessante) di quanto ci vogliano far credere quelli che dicono "E' tutta colpa della Merckel!"



Post popolari in questo blog

Coronavirus e lavoro

Il Governo per ora ha scelto di non sospendere le attività produttive a causa dell’epidemia di Coronavirus. Quanto ciò risponda a esigenze aziendali e/o corrisponda anche ad interesse dei dipendenti è un tema complesso e il dibattito, anche sui media, si sviluppa più su un piano etico che su un piano pratico. Sicuramente le imprese non possono nascondersi dietro un dito ed attuare misure di tutela della salute dei lavoratori parziali. La prevenzione dei rischi di contagio da Coronavirus richiede misure organizzative che fino a prova contraria possono essere applicate in tutti i luoghi di lavoro. I DPI necessari sono comunque disponibili in molti ambienti produttivi. Proviamo quindi a riflettere su cosa è necessario fare per il Coronavirus in assenza per evitare i rischi di contagio da Coronavirus ( o per ridurli a quelli della popolazione generale), in assenza di sospensione delle attività produttive: