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Coronavirus e lavoro

Il Governo per ora ha scelto di non sospendere le attività produttive a causa dell’epidemia di Coronavirus. Quanto ciò risponda a esigenze aziendali e/o corrisponda anche ad interesse dei dipendenti è un tema complesso e il dibattito, anche sui media, si sviluppa più su un piano etico che su un piano pratico. Sicuramente le imprese non possono nascondersi dietro un dito ed attuare misure di tutela della salute dei lavoratori parziali. La prevenzione dei rischi di contagio da Coronavirus richiede misure organizzative che fino a prova contraria possono essere applicate in tutti i luoghi di lavoro. I DPI necessari sono comunque disponibili in molti ambienti produttivi. Proviamo quindi a riflettere su cosa è necessario fare per il Coronavirus in assenza per evitare i rischi di contagio da Coronavirus ( o per ridurli a quelli della popolazione generale), in assenza di sospensione delle attività produttive:
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Morti sul lavoro e flessibilità

B isogna riconoscere a chi continua ad impegnarsi a contare i morti sul lavoro e a denunciare i singoli casi, il merito di essere riusciti ad ottenere un po' di attenzione da parte di Radio, TV. Meno, direi, da parte dei giornali. E dobbiamo prevedere che a fine 2019 i morti per infortuni lavorativi saranno oltre 1.200, circa il triplo del numero degli omicidi . Quindi, chi vuole "garantire la sicurezza degli italiani" avrebbe un tema prioritario a cui dedicarsi. Ma non solo la sicurezza e la salute sul lavoro non sono più un tema centrale nella nostra società, ma il lavoro stesso è un tema trascurato. Non perché non se ne parli, ma perché si parla di come "creare" lavoro, ma non di come il lavoro debba essere. Allora bisogna entrare nel merito. Per farlo dobbiamo in primo luogo dirci che anche un solo morto sul lavoro è un morto di troppo, ma dobbiamo anche capire che ogni morto in meno è un passo avanti. Nel 1962 i morti sul lavoro erano 4.200; e questo nume...

Trattato di Maastricht, sinistra italiana e populisti

Il "Trattato di Maastricht", o "Trattato sull'Unione europea " è stato firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht nei Paesi Bassi, dai dodici Paesi membri dell'allora Comunità Europea, oggi Unione Europea. Il Trattato fissa le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari per l'ingresso dei vari Stati aderenti nella suddetta Unione ed è entrato in vigore il 1º novembre 1993. Comprende(va) 252 articoli nuovi, 17 protocolli e 31 dichiarazioni. Tra le altre cose era definito il percorso verso la moneta unica europea, l'Euro, che prevedeva che ciascun Paese avrebbe dovuto rispettare cinque parametri di convergenza: - Rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%. - Rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60% (Belgio e Italia furono esentati). - Tasso d'inflazione non superiore dell'1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più virtuosi. - Tasso d'interesse a lungo termine non superiore ...

Aperture domenicali, luoghi comuni ed ambiente

Con chiusure domenicali, ho detto la mia sulle aperture dei negozi e centri commerciali. Le aperture domenicali, devono essere considerate nella peggiore/migliore delle ipotesi (dipende dai punti di vista...) come un servizio pubblico necessario. Ed allora debbono essere trattate e gestite come servizio pubblico. Ma i tifosi delle aperture domenicali, buone in quanto "moderne" e la modernità è progresso (sic...) non pensano neppure di dover riflettere sulle obiezioni che vengono poste e così liquidano il tema delle aperture domenicali con una serie di luoghi comuni e similitudini non pertinenti. Ma poi, che c'entra il mondo mal messo con le aperture domenicali? Vediamo: 1) Alla domenica e nei giorni festivi lavorano molte persone nei servizi pubblici essenziali: sanità, polizia, vigili del fuoco, ecc. E' assolutamente vero! E' assolutamente vero! anch'io per un discreto periodo ho lavorato la domenica, i festivi e le notti. Ma che queste attività debbano esse...

Chiusure domenicali

Per togliere un po' di pathos, io sono per la chiusura dei Centri Commerciali. Ma andiamo con ordine, altrimenti è solo uno slogan. 1) Ma quale visione abbiamo di una città?  Senza risalire a tempi storici, le città erano fatte di quartieri. Un quartiere era il luogo dove le persone vivevano, andavano a scuola, facevano la spesa, lavoravano, giocavano, incontravano amici e facevano conoscenze, si divertivano, facevano sport. E quant'altro volete immaginare o meglio ricordare. 2) Come sono le città ed i quartieri oggi? Se escludiamo le zone centrali i quartieri sono luoghi dove si va a dormire. Il lavoro il più delle volte è lontano; per i meno sfortunati a 4-5 km di distanza, per altri a decine di chilometri di distanza. I bambini ed i ragazzi vanno perciò a scuola in macchina, sovente accompagnati dai nonni. Le aree gioco ci sono, ma sovente sono troppo strutturate e così si va in luoghi appositi , a pagamento, per fare sport (e quando porti un bambino sovente ti spiegano che ...

Mario Valpreda, partecipazione e catastrofi annunciate

Volevo ripubblicare il post su Mario Valpreda, ma come sempre sono in ritardo. Poi, con gli eventi di questi giorni, mi pare utile aggiungere due considerazioni in coda " Il Servizio pubblico A fine luglio del 2013 è morto Mario Valpreda, che è stato assessore alla salute del Piemonte fino al marzo 2007, quando un ictus lo ha costretto a rinunciare al suo impegno professionale, sociale e politico. Chi lo ha conosciuto negli ultimi 30 anni in realtà lo ricorda più come responsabile regionale dei servizi veterinari, con la sua straordinaria capacità ed impulso allo sviluppo del controllo della filiera alimentare. E poi come responsabile regionale dei servizi di prevenzione e quindi come direttore generale della sanità. Se il Piemonte è stato all'avanguardia per molti aspetti della prevenzione primaria, lo si deve in gran parte a Mario Valpreda. Per quanto l'ho conosciuto non era certo persona da commemorazioni, per cui chi vuole saperne di più, può cercare informazioni su in...

Aperture domenicali

L'apertura di negozi, supermercati, centri commerciali nei giorni festivi e di notte è un tema   ben più importante di quanto non appaia. Tragi-comicamente nel centro sinistra e perfino in alcuni spicchi di sinistra, si parla delle aperture domenicali e notturne  con una superficialità concertante. "C'è tanta gente che lavoro alla domenica", "E' una cosa moderna", "Sogno una città aperta 24 ore","E' così, ti piaccia o no!" , e via scioccheggiando ...  Anche tentativi di argomentare un po' più "pensati" come " Ci sono paesi dove è così da tempo" in realtà dimostrano scarsa riflessione. Ci sono grandi metropoli (non Paesi) dove le attività commerciali sono aperte 24 ore al giorno. Ma in altri paesi non è così. In Germania, salvo che nel centro di alcune grandi città, i negozi chiudono il sabato alle 16 o alle 17. Si potrebbe obiettare che nei nostri paesi i negozi alla domenica sono aperti. E' vero, da s...