Il Governo per ora ha scelto di non sospendere le attività produttive a causa dell’epidemia di Coronavirus. Quanto ciò risponda a esigenze aziendali e/o corrisponda anche ad interesse dei dipendenti è un tema complesso e il dibattito, anche sui media, si sviluppa più su un piano etico che su un piano pratico. Sicuramente le imprese non possono nascondersi dietro un dito ed attuare misure di tutela della salute dei lavoratori parziali. La prevenzione dei rischi di contagio da Coronavirus richiede misure organizzative che fino a prova contraria possono essere applicate in tutti i luoghi di lavoro. I DPI necessari sono comunque disponibili in molti ambienti produttivi. Proviamo quindi a riflettere su cosa è necessario fare per il Coronavirus in assenza per evitare i rischi di contagio da Coronavirus ( o per ridurli a quelli della popolazione generale), in assenza di sospensione delle attività produttive:
B isogna riconoscere a chi continua ad impegnarsi a contare i morti sul lavoro e a denunciare i singoli casi, il merito di essere riusciti ad ottenere un po' di attenzione da parte di Radio, TV. Meno, direi, da parte dei giornali. E dobbiamo prevedere che a fine 2019 i morti per infortuni lavorativi saranno oltre 1.200, circa il triplo del numero degli omicidi . Quindi, chi vuole "garantire la sicurezza degli italiani" avrebbe un tema prioritario a cui dedicarsi. Ma non solo la sicurezza e la salute sul lavoro non sono più un tema centrale nella nostra società, ma il lavoro stesso è un tema trascurato. Non perché non se ne parli, ma perché si parla di come "creare" lavoro, ma non di come il lavoro debba essere. Allora bisogna entrare nel merito. Per farlo dobbiamo in primo luogo dirci che anche un solo morto sul lavoro è un morto di troppo, ma dobbiamo anche capire che ogni morto in meno è un passo avanti. Nel 1962 i morti sul lavoro erano 4.200; e questo nume...